‘Ntuppatedde

La Storia

Le donne in Sicilia, si sa, non hanno mai avuto vita facile, venivano passate dal padre al  marito senza la possibilità di metter parola sulle decisioni che le riguardavano, in uno stato di sudditanza rispetto al maschio. Ma questo non valeva per 365 giorni all’anno perchè esisteva una tradizione tramandata probabilmente dai saraceni che permetteva alla donna di essere libera per due giorni l’anno in onore delle festività della santa patrona di Catania, Sant’Agata. “Il diritto delle ‘ntuppatedde” così Giovanni Verga ne parla nella sua nota novella La coda del diavolo. Le donne durante il 4 ed il 5 Febbraio si trasformavano in ‘ntuppatedde indossando  un abito lungo che le coprisse per intero, di solito bianco ma in base al periodo storico anche completamente nero, ed un velo in testa per celare la propria identita, solo gli occhi possono rimanere scoperti, liberi di guardare, ammiccare e sedurre. Le ‘ntuppatedde,  così “travestite” erano libere di andare in giro da sole senza la consueta “scorta” degli uomini di famiglia, di accettare doni dai corteggiatori e di fare tutto ciò che volevano, potevano essere padrone, finalmente, di loro stesse. Gli uomini, dal canto loro, dovevano sottostare ai desideri delle ‘ntuppatedde che potevano decidere di fargli fare qualsiasi cosa, i mariti ed i fidanzati non potevano impedire che le loro donne se ne andassero in giro a scorazzare felici e, finiti quei due giorni di libertà, non potevano chiedere spiegazioni. Quei due giorni rimanevano sospesi nel tempo, come appartenenti ad un altro mondo, senza ripercussioni nella vita quotidiana. La tradizione delle ‘ntuppatedde, nome che proviene dalla parola del dialetto siciliano tuppa, cioè la membrana che racchiude una particolare tipologia di chiocciole (definite ‘ntuppateddi) durante il periodo di letargo, si è andata perdendo e l’ultima ‘ntuppatedda è stata vista nel 1868 fino al 2013 quando un gruppo di donne coraggiose ha deciso di riproporre questa usanza e giorno 3 Febbraio messo il velo in testa e l’abito bianco diventano ‘ntuppatedde, seguono la tradizionale sfilata delle “candelore”, danzano e si divertono riappropriandosi della propria femminilità e diritto di essere libere.

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