Motya

La storia

Al largo di Marsala, all’interno della laguna dello Stagnone, sorge l’isola di Motya, il cui nome significa “centro di filatura della lana”. Il primo insediamento fu fondato dai fenici nell’viii secolo a.C., un secolo dopo la fondazione di Cartagine in Tunisia. Era il periodo in cui i Greci cominciavano a colonizzare la Sicilia e la fondazione di Motya creò motivi d’attrito e il sorgere di conflitti tra le due popolazioni, fino alla distruzione della cittadina fenicia a opera di Dionisio, tiranno greco di Siracusa, nel 397 a.C. Sembra però che Motya continuasse a essere abitata anche dopo la sua distruzione, e che i suoi templi, dove le divinità fenicie erano oggetto di culto, continuassero a rimanere aperti.

Uno dei riti più misteriosi e arcaici della religione fenicia era quello legato al culto dei morti e dei sacrifici in onore degli dei Moloch, Baal e Tanit. Questi riti venivano compiuti anche a Motya, nei templi e in particolare in una zona vicina alla necropoli, una sorta di santuario a cielo aperto denominato Tofet, un luogo ancora oggi avvolto dal mistero.

Sembra che il primo atto compiuto al momento della fondazione di una nuova colonia fenicia fosse la consacrazione del pezzo di terra sul quale era avvenuto lo sbarco, atto che si compiva sulla spiaggia o su un altura: veniva immolata la vittima sacrificale e le ceneri disposte in un urna su cui si erigeva una stele; il susseguirsi dei sacrifici faceva crescere, strato su strato, il Tofet.

Ma quali tipi di sacrifici venivano realmente consumati sul Tofet di Motya?

Molte fonti, tra cui la Bibbia nei libri di Geremia e nel libro dei Re, descrivono il Tofet come un luogo di riti feroci, luogo dove i fanciulli erano “passati per il fuoco” in onore del dio Moloch. A sacrifici umani alludono anche alcune fonti latine, mentre la pratica sembra confermata dal ritrovamento di centinaia di urne in terracotta con i resti di bambini e neonati, mescolati con ossa di animali.

Recentemente alcuni archeologi hanno ipotizzato che si tratti piuttosto di aree di sepoltura destinate alle tombe infantili. Anche in altre culture, infatti, le sepolture dei bambini sono separate da quelle degli adulti.

La citazione biblica di un “passaggio nel fuoco”, potrebbe essere spiegata con il fatto che nella cultura giudaica le altre religioni fossero ritenute pagane e primitive, mentre le descrizioni di questi rituali cruenti nei testi latini potrebbero essere motivate dalla propaganda romana contro Cartagine; così, ad esempio, Diodoro Siculo, nel i sec. a.C., scriveva di un sacrificio di centinaia di bambini in nome del dio Baal.

Il mito del Tofet sopravvisse fino in età moderna e infatti Flaubert, nel romanzo Salammbô, ambientato nell’antica Cartagine, descrive sacrifici in cui decine di fanciulli vengono immolati a un dio crudele.

Ancora oggi non è possibile dirimere il mistero del Tofet e dei suoi rituali. Sospesa nelle ombre del tempo, l’isola di Motya, e in particolare l’area del Tofet, conserva un fascino perturbante, una magia destinata a durare nei secoli.

Dove si trova