Maccalube

La storia

In Sicilia esiste un’altra Cartagine, e anche questa venne distrutta. Ma non c’entrano nulla le guerre puniche, né quelle contro i Greci. La vera responsabile della sua distruzione è la potenza misteriosa della natura.

Siamo ad Aragona, in provincia di Agrigento. Appena fuori dal paese, c’è un altipiano dal nome vagamente sinistro: Maccalube. È un territorio di circa un ettaro ricoperto da una coltre di marne cineree e crepe. Dal sottosuolo fuoriescono rivoli di fanghiglia che, a poco a poco, si deposita formando piccoli coni di materiale argilloso. Il fango che esce dalla bocca dei coni somiglia alla lava di un vulcano, ma la sua fuoriuscita avviene lentamente, anche se durante alcune manifestazioni eruttive può accadere che masse di terra vengano scagliate a trenta, quaranta metri di altezza.

Diversi scrittori greci e arabi hanno illustrato le proprietà del fango argilloso e descritto il luogo senza indicarlo con un nome preciso. L’antico scrittore latino Solino, intorno al 230 d.C., nella Polystor, scriveva: «In un laghetto di Agrigento spunta a galla una sostanza oleosa; lo stesso luogo di Agrigento fa uscire dal suo interno con impeto zampilli pieni di terriccio, e come le sorgenti sono capaci di alimentare i ruscelli così, non perdendo mai vigore, il suolo in questa parte della Sicilia manda fuori terra vomitando eternamente».

Il nome Machaluba deriva dal termine arabo maqlùb che significa “rivoltato, ribaltamento o capovolgimento del terreno”. Attualmente Maccalube non è soltanto il toponimo con cui si indica la località, ma è anche il nome che viene dato alle manifestazioni eruttive di Aragona o a quelle con le stesse caratteristiche geologiche che si verificano in altre parti del mondo.

La collinetta di fango e argilla è anche conosciuta come “occhio delle Maccalube”, a causa della forma tondeggiante e del mistero che l’ammanta, scatenando l’immaginazione popolare.

E infatti, secondo un’antica credenza, dove oggi sorgono le Maccalube, vi era una città di nome Cartagine, seppellita in seguito ad un capovolgimento della terra. La città sommersa di cui si parla nella leggenda è forse la stessa a cui si riferiva Marco Vitruvio Pollione quando parlava di una “fons Carthaginis”.

Cartagine, la città sommersa, era una ricca cittadina tranquilla finché un giorno, durante una festa religiosa, scoppiò una lite tra due opposte fazioni della popolazione. Durante la contesa, venne offesa una divinità che, adirata, fece sprofondare il paese nelle viscere della terra.

Ogni sette anni, secondo la leggenda, a mezzanotte in punto, al centro della collinetta compare un gallo, al cui canto, improvvisamente, riaffiora l’antica Cartagine, proprio com’era prima di svanire sottoterra; chi si trova nelle vicinanze e riesce ad avventurarsi nella cittadina, potrà liberare il tesoro di Cartagine, ma deve fare attenzione a non farsi prendere dalla paura, altrimenti il tesoro scomparirà.

Dove si trova