La Madonna nera

La storia

Da dove è arrivata la statua della Madonna nera venerata nel santuario di Tindari? L’origine della devozione alla Madonna di Tindari, in provincia di Messina, sembra risalire al periodo della persecuzione iconoclasta, alla fine del secolo viii. Secondo la tradizione, una nave di ritorno dall’Oriente portava nella stiva una statua della Madonna per sottrarla alla persecuzione. Mentre la nave attraversava il Mediterraneo, improvvisamente si scatenò una tempesta e perciò i marinai furono costretti a rifugiarsi nella baia di Tindari.

Quando i venti si calmarono, i marinai decisero di riprendere il viaggio: levarono l’ancora, issarono le vele, cominciarono a remare, ma non riuscirono a spostare la nave. Tentarono e ritentarono, ma la nave restava ferma. Così i marinai pensarono di alleggerire il carico, e soltanto quando scaricarono la cassa con la statua della Vergine, la nave poté muoversi. Quando i pescatori della baia di Tindari tirarono in secco la cassa, ritrovarono la preziosa statua della Madonna e decisero di trasportare il Simulacro della Vergine al Tindari.

È curioso come un’altra Madonna nera, molto simile a quella di Tindari, è stata rinvenuta a Tropea, in Calabria, pressoché con le stesse modalità: la Madonna di Romania, infatti, anch’essa orientaleggiante e sfuggita alla persecuzione iconoclasta, era arrivata sulle coste calabresi su un’imbarcazione che, in prossimità di Tropea, si fermò in mezzo al mare. La nave rimase incagliata nella baia, impossibilitata a proseguire oltre, finchè la gente di Tropea raccolse la sacra immagine e la custodì nella cattedrale del paese.

Ma torniamo in Sicilia: considerando lo stile e il fatto che la Madonna di Tindari tenga tra le braccia il Bambino Gesù, si potrebbe ipotizzare che la statua risalga a un’epoca posteriore al Concilio di Efeso (431 d..C.), in cui fu ufficialmente dichiarata la divina maternità di Maria; quindi probabilmente è stata scolpita in Oriente tra il quinto e il sesto secolo: la Madonna è seduta, una corona orientale e una sorta di turbante sul capo, e una iscrizione latina: nigra sum sed formosa, cioè “sono nera ma bella”.

Sulla bellezza della Madonna di Tindari c’è poi una leggenda singolare: si dice che una signora, avendo la figlia gravemente ammalata, si rivolse alla Madonna del Tindari e fece voto. Ottenuta la grazia, si recò a Tindari per ringraziare la Madonna, ma quando la vide così nera, restò delusa e disse: «Sono partita da lontano per vedere una più brutta di me». Proprio in quell’istante, sua figlia precipitò dalla cima del colle e la madre urlò: «Se siete voi la miracolosa Vergine che per la prima volta mi avete salvata la figlia, salvatela una seconda volta».

E così la bambina fu ritrovata in basso, mentre giocava su una piccola conca formatasi improvvisamente nel mare, proprio dove oggi ci sono i laghetti di Marinello.

Dove si trova