Il fantasma del castello

La storia

Anche in Sicilia non possono mancare le storie di fantasmi che vagano nottetempo per le stanze di un castello con urla e rumori di catene. Una di queste storie, quella più suggestiva, è ambientata a Caccamo, un paese medioevale arroccato su uno sperone alle pendici di Monte San Calogero, a cinquecento metri sul livello del mare.

Il centro è sormontato dall’imponente castello che domina la valle del fiume San Leonardo. Il maniero è il più grande di Sicilia, risale all’epoca normanna e si presenta con un insieme strutture costruite in varie epoche: una rampa di scale porta al primo cancello che introduce in una corte con costruzioni quattrocentesche; sul lato destro, da una seconda porta, si accede al terrazzo e quindi alla chiesa di corte e alle prigioni: camere umide in cui i detenuti in attesa di giudizio impiegavano il tempo a disegnare e scrivere sui muri.

In fondo, vicino alle stanze dei castellani, c’è una piccola stanza che un tempo funzionava da cappella, in cui si trova una botola utilizzata per eliminare i personaggi scomodi, fatti precipitare in una sorta di pozzo, alle cui pareti e al fondo erano infisse lame che infilzavano il malcapitato.

Dal portale del cortile si giunge al salone detto “della congiura”, dove nel 1160 si riunirono i baroni del reame di Sicilia che si volevano ribellare a re Guglielmo i, detto il Malo. La congiura fu capeggiata dal signore di Caccamo, Matteo Bonello, lo stesso che pochi mesi prima s’era ritirato nel castello dopo avere ucciso l’ammiraglio Majone, crudele confidente del re. A quanto pare, il Bonello fu ingannato dalle successive promesse di Guglielmo, e così venne catturato. Fu imprigionato nelle segrete del castello, torturato fino a cavargli gli occhi e i tendini dei piedi, e quindi lasciato morire di fame.

Si dice che il suo fantasma vaghi ancora per le sale del castello: un’ombra di media statura, con una giacca di cuoio, che si muove lenta mugugnando parole di odio e vendetta. Alcuni dicono che le parole che pronunci siano in realtà i nomi di quanti lo tradirono.

Un’altra leggenda è legata al castello e alla feroce giustizia medievale: il signore di Caccamo aveva condannato a morte due prigionieri che, in attesa della condanna, furono rinchiusi in cella. Giunta l’ora della forca, i condannati chiesero come ultimo desiderio due lenzuola per coprirsi: i prigionieri furono scortati al terrazzo dove era sistemato il patibolo, ma all’improvviso si lanciarono nel vuoto utilizzando le lenzuola come paracadute. Uno morì schiantandosi al suolo, mentre l’altro riuscì a sopravvivere e fu catturato dalle guardie del castellano che, meravigliato dal coraggio dell’uomo, lo lasciò libero.

Dove si trova