I Giganti con un solo occhio

La Storia

I Ciclopi sono dei giganti antropofagi che hanno come caratteristica principale quella di avere un unico occhio situato al centro della fronte.

Si possono distinguere tre famiglie di CIclopi, i figli di Urano e Gea, che appartengono alla prima stirpe divina di giganti. Ci sono poi i Ciclopi costruttori a cui viene attribuita la realizzazione delle famose “mura ciclopiche” (mura talmente grandi che da sembrare opera del lavoro di giganti). In fine ci sono i Ciclopi Siciliani, artefici dei fulmini di Zeus, erano degli abili fabbri che uilizzavano il fuoco dell’Etna per fondere il ferro, ma alcuni abbandonarono il mestiere di fabbro per diventare pastore e vivere in solitudine.

Racconti dei Ciclopi arrivano da Ovidio, Virgilio ma soprattutto da Omero che, nell’Odissea, narra l’incontro tra il più famoso dei Ciclopi Siciliani, Polifemo, e l’eroe Ulisse.

Secondo il racconto Ulisse sbarcò in Sicilia, definita la “Terra dei Ciclopi”, si intrufolò nella caverna dimora di Polifemo e quando questo rientrò gli chiese ospitalità. Polifemo rispose alla richiesta divorando alcuni dei compagni di Ulisse che per fermarlo gli offrì il suo vino. Il Ciclope grato del dono gli chiese il nome, Ulisse prontamente rispose che il suo nome era “Nessuno”, il gigante soddisfatto gli promise che lo avrebbe mangiato per ultimo e così, ubriaco e intontito dai fumi dell’alcool si addormentò. Ulisse ed i suoi uomini non persero tempo, staccarono un palo dal traliccio che si trovava all’interno della grotta e iniziarono a lavorarlo per renderlo il più acuminato possibile, una volta ultimata questa fase lo passarono nel fuoco per indurirlo. Quando fu pronto, insieme, trafissero il mostro nel suo occhio. Il Ciclope in preda alla rabbia e al dolore urlava disperato. Alcuni Ciclopi corsero in suo aiuto ma quando chiesero “Chi ti ha fatto del male?” Polifemo rispose “Nessuno! Nessuno mi ha fatto del male!” Sentendo tale risposta i compagni di Polifemo se ne andarono credendo che il Ciclope fosse impazzito. Muovendosi a tentoni Polifemo cercava di acciuffare Ulisse ma l’eroe aveva previsto tutto. Aggrappati alla pancia delle pecore legati con una corda ad esse, stavano zitti aspettando di poter uscire. Il gigante riuscì a toccare solo in manto delle pecore finchè non si arrese e aprì l’ingresso della grotta facendo uscire tutte le pecore e con loro anche gli uomini che lo avevano accecato. Una volta al sicuro sulla sua nave Ulisse gridò con tutta la forza il suo vero nome al mostro che colto da profonda ira prese degli enormi massi e li scagliò in direzione della voce. E fu così che nacquero i faraglioni tuttora visibili dalla costa di Acicastello.

Polifemo è l’ antagonista anche di una storia d’amore tragica, quella di Aci e Galatea.

Galatea era una giovane ninfa che amava immergersi nelle acque della costa etnea, Polifemo un giorno la vide fra le acque e se ne innamorò follemente. La giovane non ricambiava l’amore del mostro ma in una giornata di sole sentì una musica soave provenire dalla costa, si trattava di Aci, un pastore, che suonava la sua cornamusa, quando ella lo vide scoppiò l’amore. Da quel giorno ogni mattina in riva al mare dove la ninfa faceva il bagno il giovane pastore suonò per lei. L’idillio andò avanti finchè il Ciclope non si accorse di quell’amore, nessuno tranne lui avrebbe avuto la bella ninfa, prese un sasso e uccise ferocemente il povero Aci. Galatea, al culmine della disperazione, trasformò il sangue del suo innamorato in fiume di acqua dolce, rendendo lui una divinità fluviale.

Dove si trova

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