Le streghe di Alicudi

La storia

Cosa si nasconde dietro le visioni e i rituali magici così diffusi tra gli abitanti di Alicudi? Siamo nella più piccola isola delle Eolie, quella più lontana da Lipari e più vicina a Palermo, e qui, da sempre, c’è una predisposizione particolare per tutto ciò che è fantastico, magico, onirico.

Il vulcano spento d’Alicudi, abitato da pochissime persone, conserva intatta la sua forma conica: è l’isola dell’arcipelago meno visitata dai turisti, basti pensare che fino a qualche anno fa non c’era la corrente elettrica e ci si muoveva esclusivamente con gli asini.

La piccola comunità di Alicudi, rimasta isolata per secoli, deve la sua sopravvivenza alle scorte alimentari provenienti da Palermo e dalla vicina Filicudi, visto che l’unica risorsa alimentare presente sull’isola, oltre a qualche pianta di ficodindia e capperi, è la pesca. Questa dipendenza era ancora più stretta fino agli anni Sessanta, quando gli approvvigionamenti di cereali arrivavano, quando andava bene, una volta al mese. Durante i periodi di carestia e guerra, poi, la popolazione di Alicudi rischiava davvero l’estinzione e si arrangiava con tutto ciò che si trovava sull’isola.

Ma oltre alla natura selvaggia, Alicudi è celebre, almeno nell’immaginario eoliano, per la gran quantità di mahare, indovini, guaritrici e oracoli. Centinaia sono i racconti che hanno come protagonisti giovani e vecchi, donne e bambini di Alicudi che leggono il futuro, bloccano le tempeste, volano in cielo con le barche e parlano con demoni e santi.

I suoi abitanti ricordano magie e visioni: donne che, di notte, volano a Palermo per divertirsi; un uomo che discende dalla stirpe dei tagliatori di trombe marine e conosce la formula magica per contrastare la forza del vento.

Di questi racconti che sfumano fra storia e leggenda, fra presente e passato, qualcuno ha provato a dare una spiegazione logica: il pane dell’isola fu contaminato dalla segale cornuta. In effetti è credibile che, soprattutto in periodi di guerra e carestia, ad Alicudi sbarcassero provvigioni di segale contagiata dal parassita delle graminacee detto Claviceps purpurea o Ergot, che nella segale forma degli sclerozi simili a cornetti.

La preparazione del pane dalla segale cornuta può causare, ingerita in grandi dosi, una malattia anche nota come ergotismo, che ha provocato diverse epidemie mortali nell’Europa del Medioevo. L’assunzione di segale cornuta in dosi minori, però, non porta alla malattia e alla morte, ma all’alterazione dello stato di coscienza che causa allucinazioni e stati di delirio.

Infatti, è proprio dalla segale cornuta che si ricava in laboratorio l’lsd, l’acido lisergico di Huxley e Hofmann che sviluppa le capacità analogiche del cervello rispetto a quelle della razionalità logica, causando allucinazioni visive ed uditive. Possibile, dunque, che le mahare di Alicudi fossero in realtà antesignane del movimento hippy e avessero già aperto, involontariamente, le proprie porte della coscienza.

Dove si trova