Il mistero di Ustica

La storia

Sono le ore 21 del 27 giugno del 1980 quando scompare dallo schermo radar il dc-9 Itavia, in volo da Bologna a Palermo, con 81 persone a bordo. Il controllore cerca di ristabilire il contatto con il pilota, ma non risponde più nessuno: l’aereo è precipitato in mare.

L’ipotesi più semplice è quella del difetto strutturale dell’aereo, e sarà proprio questa la spiegazione ufficiale per quasi due anni, tanto che l’Itavia, società proprietaria dell’aereo, sarà costretta a sciogliersi.

Il registratore audio delle conversazioni dei piloti non registra nulla di preoccupante, tranne l’ultima frase, interrotta all’improvviso: «Guarda, che cos’è quel coso lì?». Già questa registrazione dovrebbe bastare a far cadere l’ipotesi del difetto strutturale, come anche quella della bomba a bordo, che venne comunque sostenuta.

Restano dunque in piedi due piste plausibili: la collisione con un altro velivolo non identificato e l’abbattimento dell’aereo da parte di un missile. La perizia effettuata sui tracciati radar sembra confermare l’ipotesi che il dc-9 sia stato abbattuto da un missile, forse lanciato per errore. Ma che fine ha fatto il missile?

Durante le indagini si accerta che il registro del sito radar di Marsala ha una pagina strappata, proprio quella relativa al giorno della scomparsa del dc-9. Il pubblico ministero ipotizza che la pagina originale del 27 giugno sia stata sottratta e se ne sia riscritta poi, nel foglio successivo, una diversa versione. Nel 1991 gli inquirenti entrano in possesso di una piccola parte dei nastri delle comunicazioni telefoniche fatte quella notte e la mattina seguente; la maggior parte, però, è andata misteriosamente perduta.

Dall’analisi dei dialoghi si rileva che la prima ipotesi fatta dagli ufficiali dell’Aeronautica Militare fu la collisione e che si intrapresero ricerche presso siti dell’Aeronautica e all’ambasciata americana di Roma: si parla della presenza di aerei statunitensi nell’area, di esercitazioni militari coperte da segreto.

È possibile capire questi elementi solo se si fa riferimento all’instabilità del contesto geopolitico del Mediterraneo alla fine degli anni Settanta, dovuta alla dipendenza dell’Occidente dalle fonti energetiche del Medio Oriente. In questo scenario internazionale, l’Italia ha una posizione di grande importanza, in particolare da quando la Gran Bretagna ha ritirato il suo contingente militare dall’isola, e i militari libici hanno iniziato a interessarsi dell’addestramento delle forze armate maltesi.

Il premier maltese, però, pare tratti riservatamente con gli italiani per sganciare Malta dal controllo libico, alimentando così la tensione tra Italia, Nato e Libia.

Il 27 giugno 1980, proprio il giorno della scomparsa dell’aereo italiano, il leader libico Gheddafi dovrebbe raggiungere la Polonia in aereo, seguendo una rotta vicina a quella del dc-9 Itavia, ma la visita viene annullata all’ultimo minuto; poi il 17 luglio, quindi diversi giorni dopo la data dell’incidente di Ustica, viene “ufficialmente” ritrovato sulla Sila un Mig dell’aviazione libica: di entrambi gli episodi il sistema di difesa italiano non fornisce una versione credibile, né viene ipotizzato un collegamento tra i due fatti.

A infittire il mistero, ci sono i decolli da Sigonella e da altre basi del Mediterraneo di aerei militari, proprio nell’intervallo di tempo in cui il dc-9 Itavia sta attraversando il Tirreno, e diverse morti sospette di responsabili ai radar o di comandanti militari che avrebbero potuto fare luce, con le loro testimonianze, su alcuni degli enigmi di Ustica. Le morti sospette sono addirittura tredici.

Da più di trent’anni, l’associazione dei parenti delle ottantuno vittime di Ustica cerca ancora un bagliore di verità, mentre nomi e moventi rimangono sepolti negli abissi del Mediterraneo.

 

Dove si trova