Il frate dei miracoli: San Francesco di Paola

La Storia

Pietro Coloso era un uomo che sapeva il fatto suo in fatto di soldi, sapeva gestire i suoi affari, la sua barca era il mezzo più richiesto per attraversare lo Stretto di Messina. Un giorno gli si presentarono davanti tre frati accompagnati da alcuni seguaci. Uno dei frati gli si avvicinò, Pietro notò che la tonaca del frate era logora e rattoppata in vari punti, il frate si presentò come Frate Francesco e gli chiese un passaggio per se ed i suoi confratelli. Pietro chiese il denaro che era solito chiedere a chiunque fosse in cerca di un mezzo di trasporto, il frate allora gli spiegò che loro non possedevano denaro, anzi, non possedevano nulla, avevano fatto voto di povertà e chiedevano caritatevolmente un passaggio per raggiungere l’altro lato dello Stretto. Padron Pietro valutò il frate e la sua proposta, se avesse accettato avrebbe potuto ricevere un rientro in un secondo momento? Guardò di nuovo il frate con quei cenci addosso, cos’avrebbe potuto fare quel frate per lui? Decise allora di negare ai frati l’accesso alla sua barca. Sentita la risposta dell’uomo i seguaci del frate intervennero lodando il frate come taumaturgo e uomo di Dio, Pietro allora rispose che se fosse stato davvero un santo avrebbe potuto compiere un miracolo ed attraversare lo Stretto da se. Detto ciò raccolse le cime ed iniziò la traversata. Frate Francesco non si scompose, vide la barca andare via e si inginocchiò a pregare in un angolo. Gli altri frati e la gente vennero colti dallo sconforto biasimando il comportamento di Padron Pietro Coloso ma Frate Francesco, finito di pregare, gli si avvicinò e con voce pacata gli disse di non preoccuparsi e che il Signore aveva pensato a loro e gli aveva procurato un altro mezzo di trasporto. Frate Giovanni e Frate Pietro Paolo si guardarono intorno smarriti, non c’era nessuna barca ad attenderli, l’unica disponibile era già salpata. Il buon frate allora si tolse il mantello lo stese sulle onde, prese un angolo e lo legò ad un bastone come una vela, fatto ciò alzò le mai e diede la sua benedizione al mare. I tre frati salirono sul mantello ed inziarono a muoversi sopra il mare. Navigavano ad una volocità sostenuta, tanto che a metà del viaggio incontrarono e superarono l’imbarcazione di Padron Pietro Coloso. Pietro, vedendo i tre frati veleggiare su di un mantello rimase sconvolto e quando tutti toccarono terra si inginocchiò davanti frate Francesco invocando perdono per il suo precedente torto. Il frate lo guardò con tenerezza e gli disse che per lui tutto era perdonato e l’unico a cui doveva chiedere assoluzione era Dio. Da quel giorno Padron Pietro Coloso non fece passare giorno che non si recasse nel tempio dedicato al Santo.

Quello stesso giorno frate Francesco lungo la strada per Messina si ritrovò in un luogo chiamato “Pozzo degli Impiccati” chiamato così poichè era il luogo in cui avvenivano le impiccagioni dei delinquenti. In quel momento penzolava da un ramo il corpo esanime di un uomo, lasciato lì a marcire come monito per gli altri malfattori. Il frate chiese a frate Giovanni di portare a terra il corpo e lui obbedì immediatamente. Frate Francesco prese il cadavere dell’uomo e lo strinse a se, cullandolo e pregando per lui. Ad un tratto il corpo inanimato riprese vita e l’uomo ritornò dal regno dei morti. Al culmine della felicità l’uomo riportato in vita chiese grazie a Dio ed al frate e comunicò la sua volontà di diventare anch’esso frate in modo da servire il Signore ed aiutare il prossimo. Frate Francesco gli stette vicino e gli concesse il saio che l’uomo onorò per tutta la vita.

Dove si trova

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