Colapesce

La Storia

“Che tu possa diventare pesce!”. Dette queste parole il ragazzo iniziò a trasformarsi in un essere anfibio, mani e piedi palmati ed una lunga pinna centrale, metà uomo e metà pesce. Nicola chiamato da tutti Colapesce era diventato davvero una creatura marina. Agatina, disperata, non riusciva darsi pace, tutti gli anni passati a desiderare quel figlio ed ora a causa sua era diventato un mostro. Ma un sollievo inaspettato la colpì quando vide che appena Cola si allontanava dal mare tornava ad essere il bel ragazzo di sempre. Agatina aveva sposato molto giovane un pescatore del luogo, il suo grande desiderio era quello di avere un figlio ma gli anni passavano ed i figli non arrivavano. Un giorno al culmine dell’esasperazione decise di farla finita gettandosi in mare con una grossa pietra legata in vita, poco prima di compiere l’insano gesto sentì una voce che le ordinava di fermarsi. La donna si guardò più volte in giro ma non riuscì a scorgere nessuno nei paraggi. La voce parlò di nuovo chiedendole di rinunciare ai suoi propositi, Agatina, confusa, iniziò a scrutare anche il mare oltre che la spiaggia, all’improvviso si rese conto che a parlare era stato un pesce spada che vicino riva si agitava cercando di farsi notare. La povera donna non credeva ai suoi occhi ma decise di rimanere comunque ad ascoltare il pesce che le confidò che se era sua intenzione rimanere incinta avrebbe dovuto mangiare la conchiglia che si trovava sullo scoglio accanto la spiaggia; Agatina, allora, afferrò la conchiglia e la mangiò intera, sperando e pregando che funzionasse. Il marito che stentava a crederle, col passare dei mesi dovette darle ragione poichè la donna era realmente incinta e dopo 9 mesi partorì Nicola, soprannominato Cola. Il bambino crescendo provava un’attrazione particolare per il mare, restava ore ed ore a fissarlo e quando fu un po’ più grande divenne un ottimo nuotatore, tanto che tutti iniziarono a chiamarlo “Colapesce”. Il padre decise allora di portarlo con se a pesca ma il ragazzo avendo pena dei poveri pesci appena rientrati li rigettava in mare. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e che portò la povera Agatina a gettare la maledizione nei confronti del suo stesso figlio. Ma per Colapesce quella non era affatto una maledizione, finalmente poteva nuotare con i suoi amici pesci senza preoccupazioni “umane”, passando le sue giornate in mare, studiando i fondali e varcando nuovi confini. Diventò messo del Re ed un punto di riferimento per i pescatori che gli chiedevano consiglio prima di avventurarsi in mare. La fama di Cola superava i confini della Sicilia, tutti conoscevano le storie dell’uomo metà pesce, al punto che il re, Federico II di Svevia, dopo tanto parlarne decise di incontrarlo per verificarne lui stesso le capacità. Il re, accompagnato da sua figlia Costanza, fece chiamare Colapesce su una nave in mezzo allo stretto. Quando gli occhi del giovane incontrarono quelli della principessa fra i due scattò la scintilla. Il re per testare le abilità di Colapesce prese una pesante coppa d’oro e la gettò in mare chiedendogli di riportarla in superficie. Cola senza titubanza si tuffò e recuperò la coppa finita sul fondale marino. Il re, non soddisfatto, prese la coppa e senza dare il tempo a Cola di riprendere fiato la gettò nuovamente in acqua chiedendo al giovane di descrivergli al suo ritorno come fosse il fondo del mare sul quale poggia la Sicilia. Colapesce si rituffò e con molte difficoltà  riuscì a recuperare la coppa, una volta risalito in barca raccontò che la Sicilia poggia su tre colonne, una integra, una scalfita ed una pericolante, proprio quella che si trova sotto capo Peloro. Nel frattempo gli sguardi d’amore tra i due giovani non sfuggirono al re che sapeva benissimo non si sarebbero mai potuti sposare perchè il giovane Colapesce sarebbe sempre rimasto un uomo del popolo. Il re disse allora a Colapesce che se fosse riuscito a riportare in superficie un’ultima volta la coppa lo avrebbe nominato “principe dei mari”. Colapesce supplicò il re di non costringerlo a tuffarsi nuovamente perchè sfiancato dalle precedenti prove non sarebbe stato un grado di sopravvivere ma il re, irremovibile, gettò la coppa in mare per la terza volta. Colapesce ormai rassegnato al suo destino si avvicinò a Costanza e, con gran stupore di tutti, le diede un bacio sulla guancia, poi voltandosi chiese una manciata di lenticchie, annunciando che se avessero visto salire a galla le lenticchie sarebbe stato il segnale della sua morte. Così dicendo si gettò in mare. Il silenzio piombò sulla nave, fin quando un rumore colse tutti di sorpresa, Costanza, in preda all’ansia per la sorte del suo amore, si gettò fra le onde per seguirlo. La ragazza si ritrovò subito in un vortice dal quale non riusciva ad uscire, dei pescatori chiamati in soccorso dal re provarono a recuperarla ma senza successo. Colapesce avvertito dai suoi amici sottomarini del pericolo in cui si trovava la giovane, cercò a sua volta di salvarla ma anche lui fallì. Un’illuminazione colpì Colapesce che si ricordò delle parole della madre che lo trasformarono in pesce, con tutta la sua forza iniziò a gridare “Costanza, che tu possa diventare pesce!”. Improvvisamente la giovane principessa si tramutò in una creatura  marina riuscendo così a divincolarsi dal vortice. Nel frattempo in superficie le lenticchie salirono a galla, segno che dei due giovani non si sarebbero più avute notizie. Finalmente insieme Colapesce e la sua innamorata Costanza rimarranno per sempre negli abissi marini a sorreggere la colonna traballante che tiene la Sicilia.

 

Dove si trova

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